Il Carnevale ha inizio il 17 gennaio con i falò che tradizionalmente vengono accesi nella nostra bella penisola, da Nord a Sud, isole comprese.
Vari sono i nomi a essi attribuiti: farchie in Abruzzo, fucarazzi o cippi in Campania, focare in Puglia, pagghiara in Sicilia e fogu in Sardegna. Fra religiosità e folklore, tra il 16 e il 17 gennaio, i fuochi di Sant’Antonio Abate prendono vita in un connubio dalle antiche origini.
Ma come è nata la relazione tra il fuoco e il santo?

Le leggende del santo: origini e curiosità
Di origine egiziana, nacque verso la metà del II d.C. e morì ultracentenario il 17 gennaio del 356. Fu eremita, asceta e uno dei primi a esercitare il monachesimo. Volle vivere in preghiera e povertà, nel deserto della Tebaide, praticando anche la funzione di confortatore delle anime tentate.
Le sue reliquie giunsero in Francia intorno all’XI secolo a Motte-Saint-Didier, oggi chiamata Saint-Antoine-l’Abbaye, nei pressi di Vienne. Qui sorse una comunità con fini ospedalieri dedita alle cure di chi era afflitto da ergotismo, oggi comunemente chiamato “fuoco sacro” o “fuoco di Sant’Antonio” per via dell’invocazione al santo per la guarigione. Veniva inoltre usato del grasso di maiale per alleviare le pene degli ammalati. Per questo motivo il santo viene spesso raffigurato con un maialino a seguito ed è divenuto protettore di tutti gli animali domestici. In alcune città infatti, oltre ai roghi, le celebrazioni includono anche la benedizione degli animali.

Tra le varie leggende che ruotano attorno a Sant’Antonio Abate sicuramente quella del fuoco è la più conosciuta, il racconto richiama l’antico mito greco di Prometeo. Si narra che il santo sceso agli inferi con il suo maialino, per contendere delle anime al demonio, rubò una scintilla dalle fiamme dell’Inferno, attraverso il suo bastone, e la donò poi agli uomini. Ed è per questo che il falò è divenuto il simbolo celebrativo della sua figura.
Ma la storia è ricca di roghi propiziatori che segnavano il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile e i trascorsi degli antichi riti Romani ce lo testimoniano. Da qui la funzione purificatrice del fuoco, ciò che resta dell’anno vecchio brucia tra le fiamme insieme a mali e sventure. Ne è esempio il “Brusa la Vecia”, brucia la vecchia, praticato in Veneto e in Emilia-Romagna, e consiste nell’accendere un fantoccio il giorno dell’Epifania per invocare fecondità e fertilità dei terreni e scacciare l’anno appena trascorso. In alcune città il Carnevale comincia proprio con questo rito. Ma è il 17 gennaio, data della morte del santo, che segna sul calendario l’inizio del periodo carnascialesco.

L’usanza dei falò in Italia
Sant’Antonio al Nord
La città di Varese è solita accendere la pira infuocata nella notte del 16 gennaio in Piazza della Motta. I festeggiamenti si svolgono tra la benedizione degli animali e dei pani e le bancarelle che allietano i palati con i loro prodotti.
Nelle cascine e nei comuni milanesi il fuoco arde, a suon di vin brulé e piatti tradizionali, dal 16 al 19 gennaio. Tra celebrazioni religiose e canti è l’ambiente rurale a far da padrone nelle campagne lombarde.

Centro e Sud tra farchie, focare, fucarazzi e cippi
La devozione popolare in Abruzzo si esprime attraverso l’accensione delle farchie, dei ceppi fatti di canne, la cui altezza può raggiungere i 9 metri. È il comune di Fara Filiorum Petri, in provincia di Chieti a ospitare lo spettacolo folkloristico. La preparazione delle farchie comincia già dall’8 dicembre e ogni contrada si impegna a realizzare la propria sperando che sia la migliore in lizza. Il 16 gennaio, una volta giunte alla chiesetta di S. Antonio Abate, vengono innalzate e incendiate. L’attesa dell’arrivo della statua del santo è allietata da canti, balli e vino a volontà.
Il Salento con le sue focare dà via al Carnevale nella notte del 16 gennaio. Il rogo di Novoli, fatto di fasci di vite, raggiunge un’altezza di circa 25 metri. L’evento è divenuto, nel corso degli anni, un vero e proprio festival che accoglie ogni anno migliaia di visitatori.

I fucarazzi o cippi di Sant’Antuono in Campania sono qualcosa di spettacolare, da vivere almeno una volta nella vita. Nella notte del 17 gennaio, i vari rioni dei comuni campani si animano a suon di tammurriata, la danza popolare viene praticata da grandi e piccini attorno al falò. Quando più di dieci anni fa ho vissuto quest’emozione, purtroppo non avevo con me un cellulare dotato delle moderne fotocamere, ma porto le immagini di quella serata impresse nella memoria e nei miei ricordi. La gente si riunisce in un momento di convivialità tra preghiere e balli, tra sacro e profano, attorno al fuoco votivo.

Le isole all’insegna di pagghiare e fogu
Anche la Sicilia ha i suoi falò, che nelle città di Troina, Novara e Santo Stefano Medio prendono il nome di pagghiara. Le celebrazioni sono seguite da grandi tavole imbandite che accolgono i visitatori.
In quasi tutta la Sardegna si commemora Sant’Antoni de su fogu. Esistono vari tipi di fuochi nelle diverse zone del territorio sardo. Il più comune è sas frascas, ovvero quello fatto di frasche raccolte nei giorni precedenti alla solennità. Sa tuva sarebbe invece il rito più antico, è un tronco di quercia cavo le cui fiamme bruciano all’interno. A Mamoiada entrano in scena anche le maschere dei Mamuthones che con i loro campanacci, simbolo dei riti agresti, accompagnano le processioni e la festa per accogliere l’arrivo del Carnevale.

Una festività non solo italiana
Il Carnevale quest’anno avrà inizio senza l’accensione dei fuochi, rimandata a data da destinarsi, certamente successiva al 31 gennaio, in accordo con gli ultimi decreti.
Ma se avete intenzione di fare una capatina fuori dall’Italia sicuramente Canals, sarà capace di donarvi l’atmosfera che cercate nella sua foguera, la più grande al mondo. La celebrazione cade, nella cittadina spagnola, ogni 16 gennaio. La fiesta de Sant Antoni Abat con il suo rogo prende piede in Plaza Mayor davanti alla chiesa nella sera del 16. Il 17 è dedicato alla commemorazione religiosa. La giornata del 18 “el dia dels parrels”, è il giorno della cavalcata dei festeros. Lungo le vie del paese, in onore del santo che in passato aveva protetto la città da un terremoto, vi è la distribuzione di giocattoli e dolciumi da parte dei cavalieri, Bandera y Cuiros, inoltre, vengono benedetti anche gli animali.
E se dopo aver goduto dei tre giorni di baldoria volete continuare il vostro tour approfittatene per fare un giro nella vicina Valencia.

Tra usanze popolari e riti religiosi quella di Sant’Antonio è una ricorrenza che non solo dà inizio al Carnevale, ma allo stesso tempo rappresenta un importante segno a testimonianza di come le tradizioni siano ancora apprezzate nell’odierna società, con la speranza che i falò possano presto aver luogo anche da noi.
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