Stavate sognando di fare una vacanza a Cuba? Se avete voglia di evadere potrete, già da ora, iniziare a pianificare il vostro viaggio.
L’isola ha riaperto al turismo dal 15 novembre, dopo un lungo periodo di restrizioni, ed è pronta ad accogliere i visitatori che vi approderanno.

Un po’ di storia
La storia cubana è intrisa di varie vicissitudini dal periodo precolombiano, passando per la dominazione spagnola e le insurrezioni di metà ‘800, guidate dal “Padre della patria” José Martí, per arrivare poi al protettorato americano del 1898.
Cuba infatti, per giungere alla piena indipendenza, dovette fronteggiare prima la dittatura militare dal 1933 al 1959, poi la rivoluzione di Fidel e Che Guevara, che vide l’avvicinamento all’allora Unione Sovietica. Fu con l’embargo imposto dagli Stati Uniti, nel 1961, che i rapporti con la patria del comunismo si intensificarono iniziando a dipendere economicamente da quest’ultima.
Gli anni ’90 e il crollo della potenza URSS videro l’isola piombare nel periodo especial, periodo in cui i cubani dovettero adattarsi a ciò che la terra offriva e dipendere esclusivamente dalle loro risorse. Solo dopo il 2015 i rapporti diplomatici tra Cuba e gli USA sembravano essersi ripresi, il che si ripercosse anche dal punto di vista turistico.

E tornando a parlare di turismo, sicuramente Cuba è tra le tappe preferite da noi italiani. Con questo articolo parte il nostro viaggio alla scoperta di questo lembo di terra famoso per la vida loca, l’allegria, la doppia moneta, il mojito e tanto altro.
Baracoa: una scoperta per caso
Qualche anno fa sono partita per un lungo tour in questa isola immensa, la più grande dei Caraibi, con uno zaino gigante in spalla a misura di bagaglio a mano.
Qui il clima nel mese di marzo è stupendo. Durante la mia permanenza ho visitato Cuba da Sud a Nord, varie città e varie tappe in un itinerario che avevo organizzato a puntino, o quasi. Eh già perché a volte c’è sempre qualcosa che porta a un cambiamento di rotta!
Santiago de Cuba fu la prima città del tour, ma questo ve lo racconterò in un altro articolo. Avevamo deciso di vivere Cuba a pieno e quindi di alloggiare nelle case particular, ovvero le case private dei locali, invece dei soliti alberghi, per godere di una vacanza autentica. L’ultima sera a Santiago ci fermammo a chiacchierare allegramente sulla terrazza sorseggiando del rum con i nostri locatari. Eh già i cubani sono molto amichevoli e si stringe subito amicizia. Accennammo a come sarebbe proseguito il viaggio e quali sarebbero state le tappe successive. A un tratto uno dei due disse che dovevamo andare assolutamente a Baracoa. Immaginate per me che avevo programmato tutto, quel fuori percorso avrebbe fatto slittare il resto della vacanza. Dopo aver sentito esclamare “Non vedere Baracoa è come non essere stati a Cuba!” il cambio di rotta fu obbligatorio.

Il giorno seguente cominciò il viaggio verso la nuova direzione, avevamo già una prenotazione per la casa particular in cui avremmo abitato per qualche giorno.
Il bello dei proprietari di case particular è che anche se non si sono mai visti si conoscono tra di loro in tutta Cuba hanno i contatti di tutti, se siete a l’Havana e chiedete di prenotare una casa a Santiago è sicuro che a breve la vostra prenotazione sarà effettuata.
La Farola in taxi
Il viaggio verso Baracoa fu un’avventura, eravamo in 10 in un taxi collettivo, un vecchio van Chevrolet degli anni ’50, uno di quelli Almendrones eredità dei gringos americani fuggiti da Cuba durante la rivoluzione. Come ben sapete l’isola è famosa per le sue auto d’epoca, recuperate e messe a nuovo per circolare ancora oggi come taxi e vetture turistiche.

La nostra era stata ristrutturata a mo’ di furgone con una panca per ogni lato. Infatti avevo la possibilità di guardare i miei compagni di disavventura in faccia. Dico disavventura perché dopo aver caricato i bagagli sulla macchina, uno dei passeggeri iniziò a raccontare di questa strada, el viaducto de la Farola, che avremmo percorso dopo Guantanamo e che ci avrebbe condotto a Baracoa, descrivendola come una strada molto tortuosa e in quel momento ebbe inizio anche il mio mal di testa.

Il viaggio durò circa 5 ore e dopo una breve sosta nei pressi di Guantanamo, dove si poteva ammirare uno splendido panorama, il nostro cammino riprese. Il volto del passeggero che aveva nominato la Farola era sempre più preoccupato… ci addentrammo in questo percorso a zig zag nella Sierra del Purial, in un paesaggio pieno di natura a strapiombo su precipizi. La vista era meravigliosa, ma non riuscii a scattare foto perché il mio mal di testa era aumentato, non tanto per il sentiero quanto per il nostro compagno di viaggio che si lamentava, eppure questa era la sua terza volta a Baracoa…per fortuna verso ora di pranzo raggiungemmo la destinazione.
Arrivo a Baracoa
La casa particular in cui avremmo alloggiato era stupenda. I proprietari ci accolsero con un succo di guava come benvenuto, il tutto si profilava nel migliore dei modi e pensai che ne era valsa la pena cambiare il nostro programma!
Decidemmo di uscire a pranzo fuori. Assaggiammo un ottimo sandwich cubano a base di lonza di maiale, sottaceti e formaggio. Dopo il pasto, accompagnato da birra locale, eravamo pronti per esplorare la città.
Camminando si poteva osservare lo stile coloniale delle case dai toni caldi e colorati. Le piazze come in ogni luogo nel mondo, erano il punto di ritrovo per fare quattro chiacchiere. Lungo la via c’era un murales, ci fermammo a osservarlo, per me racchiudeva l’anima di Cuba.

Passeggiando arrivammo al Malecòn, il lungomare, e rimasi incantata nel vedere queste onde che si infrangevano riversandosi sulla strada e bagnando i passanti fermi. Era ora di tornare “a casa”. Ogni luogo che mi ospita anche se per breve tempo diventa la mia casa temporanea e di case nella vita ne ho avute molte… i ragazzi che da cui alloggiavamo erano molto gentili e ci chiesero se avevamo già un itinerario o volevamo che organizzassero un tour per noi. Ci affidammo totalmente a loro. Avrebbero contattato una guida, anche locatari e tassisti si conoscono tra loro e collaborano come una grande famiglia quando si tratta di clienti.
Baracoa: primo insediamento spagnolo a Cuba
Prima della cena decisi di leggere la storia di questa splendida cittadina. Cosa che non avevo potuto fare prima perché non rientrava tra le tappe da visitare.
Baracoa era stato il primo insediamento spagnolo a Cuba, fondato con il nome “Nostra Signora dell’Assunzione di Baracoa” nel 1511 da Diego Velázquez de Cuéllar, che governò Cuba fino al 1524. Finché in governatore non si trasferì a Santiago, Baracoa fu la prima capitale e il primo vescovado, chiamata ancora oggi Ciudad Primada.
L’area era abitata dagli indigeni di origine Taíno, le prime popolazioni incontrate da Colombo nello sbarco del 1492 a Hispaniola, l’attuale Haiti, ed era l’etnia di cui anche il capo Guamá faceva parte. Sulla scia di Hatuey (il primo Taíno che da Hispaniola aveva raggiunto Cuba per avvertire il popolo ed esortarlo a insorgere contro gli spagnoli) il capo Guamá, a partire dal 1522, sollevò i suoi seguaci contro i conquistadores portando avanti delle battaglie con un’audacia senza pari fino al 1532 anno in cui perì.

Tra il commercio di contrabbando con francesi e inglesi, e le lotte anglo-spagnole della prima metà del ‘700, sul suolo cubano giunsero anche coloni francesi scampati alle rivolte di Haiti promuovendo la coltivazione di caffè e di cacao che ancora oggi sono parte trainante dell’economia baracoense.
Nel frattempo la cittadina cresceva e si espandeva nonostante fosse collegata al resto dell’isola soltanto attraverso le vie di comunicazione marittime. Occorrerà attendere il 1965, anno di inaugurazione della Farola, affinché Baracoa possa esser raggiunta via terra.
Baracoa: una meta quasi incontaminata
Questo status ha permesso alla città di svilupparsi in maniera quasi incontaminata. Lo si vede nei paesaggi e soprattutto nelle tradizioni culinarie che sembrano essere differenti dalle altre città cubane. Baracoa è stata eletta inoltre come Monumento Nazionale di Cuba.
E a proposito di cucina, mi ricordai che i ragazzi che ci avevano consigliato di andare a Baracoa avevano decantato gli squisiti piatti locali. Ebbi la conferma negli strepitosi gamberi al cocco de Las Terrazas – Casa Nilson, gustati in un ristorante tipico con terrazza, e accompagnati da platano fritto! Da quando li ho mangiati a Cuba ho tentato di prepararli, a modo mio e con qualche leggera modifica. Se volete provare la ricetta e scoprire i piatti della cucina di Baracoa non perdetevi l’articolo Gamberi al cocco: una cucina cubana insolita.
Facemmo una breve camminata sul Malecòn, la vista era fantastica anche di notte e le onde continuavano a infrangersi sull’asfalto.

Giungemmo alla Casa de la Trova dove si suonava dal vivo la tradizionale musica cubana, certamente avrei voluto tuffarmi nella danza ma decidemmo che era ora di andare a dormire poiché il giorno seguente si profilava bello intenso con la nostra guida, Michel, che ci avrebbe portato in un tour a sorpresa…
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